è ciò che di me aspettando
fuor portone resta
le caviglie sciacquate per la festa
gli anni sulla costola del libro
la fissa di alzarmi prima degli uccelli
al biancocroce del mattino
furono vasi di sgradevoli malinconie
un torpore di torchio sul collo
le vampe tra le ginocchia e il pube
asterischi di terremoti
mentre treffilati o un solo dolore,
accordavano le passiflore al sole
le cantilene del noce, ricordo,
nella tappezzeria d’orto, dove madre








