scrivi
che d’un lavoro appoggiato sul fianco
hai bisogno
in tanto di mia poesia arrischi
/ posa o giardino di sguardi /
e intridere sai di mano quasi a qui lunga
per sorellanza fraterna, per vicinar trinacrìa
ai pini. al bisbigliar della vicina. accasamia
( giardino di sguardi è preso da un verso di Toti Scialoia)
La poesia è dedicata a Giampo, foglia e rugiada







E come stona
la stanza
Potrei scriverti della neve, dell’ingorgo di fiocchi, degli stracci acrobatici, tesi come pallini a mezz’aria. Della voglia di tisana mentre sbocconcello il nome mio, do do. Così, per farmi fretta di calore. Per non perdere il disegno a vento, per impettire quasi un portento di valzer ( Ho camminato come una statua in equilibrio, la faccia in su. Dal negozio alle scale intirizzite ). Potrei ritornare a volerti qui. E dirti: perdimi un brivido, sollazzami, barbugliami dall’orecchio al collo. Ma tu hai vaporosa lontananza. Frenella altalena.
se scelgo la primavera
ché non sia crimine una lacrima
l’uguale domenica
Mortifica il freddo la tenerezza delle foglie
sogni mangio a notte
la gonna frisolina fin ginocchio