mercoledì, 30 aprile 2008

il mio paeseTi porto a vedere il mare domani, padre. La cresta del sole, l’onda, la distinta montagna alle spalle.

I fiori  sul corso, pieni pieni d’anni di colori, le case marinare, azzurrine, d’un bivio di ros’arancio.

Lo spazio dei sassolini ti farò toccare, le palme, stivali del mare.  I turisti coi passi contati, ci intralceranno, le bici disordinate, gli zainetti con pane e frittate. Al  sole scomparirà il  bastone, il dolore d’una litania. E regina di spalla, a te. La mia.  

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martedì, 29 aprile 2008

in pancia di periferia

passamanerie di gerani  

rose gialle baldacchine

calza pioggia

affine tintinnio

un dir sol dire

presto d’appretto

salirà l’estaTe

 

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lunedì, 28 aprile 2008

1 foto_klimt_tanzerinpaesane vertigini

porto
sanguinella primavera
affior labbra

camiciola di baci

a(r)dita

 

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sabato, 26 aprile 2008

frida kahlol’ora infinita portammo, Anna,

un minareto che il cielo aspettava

 

scarpette gemelle, compagne gote

ch’era un bisogno ritrovar di notte

la vertigine amica, il cammino

il cor (poi) eppoi,  parola , avvoce.

 

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venerdì, 25 aprile 2008

star café (jack vettriano)mettimi

orecchini ballerini

al polso

un treno disegnami

rotaie per navigare

fra i limoni, lì

dietro i cancelli
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venerdì, 25 aprile 2008

pasoliniDa “ LE CENERI DI GRAMSCI “

          Pier Paolo Pasolini

 

                         III

 

Uno straccetto rosso, come quello

arrotolato al collo ai partigiani

e, presso l'urna, sul terreno cereo,

 

diversamente rossi, due gerani.

Lì tu stai, bandito e con dura eleganza

non cattolica, elencato tra estranei

 

morti: Le ceneri di Gramsci... Tra

speranza

e vecchia sfiducia, ti accosto, capitato

per caso in questa magra serra, innanzi

 

alla tua tomba, al tuo spirito restato

quaggiù tra questi liberi. (O è qualcosa

di diverso, forse, di più estasiato

 

e anche di più umile, ebbra simbiosi

d'adolescente di sesso con morte...)

E, da questo paese in cui non ebbe posa

 

la tua tensione, sento quale torto

- qui nella quiete delle tombe - e insieme

quale ragione - nell'inquieta sorte

 

nostra - tu avessi stilando le supreme

pagine nei giorni del tuo assassinio.

Ecco qui ad attestare il seme

 

non ancora disperso dell'antico dominio,

questi morti attaccati a un possesso

che affonda nei secoli il suo abominio

 

e la sua grandezza: e insieme, ossesso,

quel vibrare d'incudini, in sordina,

soffocato e accorante - dal dimesso

 

rione - ad attestarne la fine.

Ed ecco qui me stesso... povero, vestito

dei panni che i poveri adocchiano in

vetrine

 

dal rozzo splendore, e che ha smarrito

la sporcizia delle più sperdute strade,

delle panche dei tram, da cui stranito

 

è il mio giorno: mentre sempre più rade

ho di queste vacanze, nel tormento

del mantenermi in vita; e se mi accade

 

di amare il mondo non è che per violento

e ingenuo amore sensuale

così come, confuso adolescente, un tempo

 

l'odiai, se in esso mi feriva il male

borghese di me borghese: e ora, scisso

- con te - il mondo, oggetto non appare

 

di rancore e quasi di mistico

disprezzo, la parte che ne ha il potere?

Eppure senza il tuo rigore, sussisto

 

perché non scelgo. Vivo nel non volere

del tramontato dopoguerra: amando

il mondo che odio - nella sua miseria

 

sprezzante e perso - per un oscuro

scandalo

della coscienza...

 

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giovedì, 24 aprile 2008

model-serovun gocciolar d’attesa

il batter levar del piede

scarpine poco alla moda

una vestaglia di giochi

 

ché s’apre il giorno

a man man piano

puDoratamente.

 

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mercoledì, 23 aprile 2008

Byun Shi JiVince l’occhio dei lampioni. Nebbia viene dal mare. Ci tenevo a dirtelo, madre. Sta’ tranquilla. Quindi. Il vicolo ha sempre una vernice chiara. I vicini, gentili, mani strette, corto sorriso, sì.

Ma’

è che io, io trillo d’un’aria frettolosa, trasparenti passi.

E

dicono i vicini ( gli uomini, le nonne di vetro e di rosari, le dame  coi tacchi per serate )- quella donna è troppo spettinata. Disordina i saluti, inversi orecchini porta, tosse, acquatiche respirazioni. Legge copioni in macchina, dimentica la spesa per le scale. E ha figli grandi come amanti -

.O.

amanti rumorosi come figli. Rema d’amore. Eppure ancora vedo col tuo occhio, madre. A pugno stringo grano di preghiera. Sale butto, palma benedetta. Così e Quando. Di croci un temporale.  

Il collo, liquidi piaceri, giostre per bambini. Fuggevoli. Millimetrati.   

31.01.2007

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martedì, 22 aprile 2008

ragazza che posa la guancia sulle ginocchiala tuta nera, un vezzo di pigrizia

dopo teatro seguito oltre sipario

un fine domenica

abiti chini, frettolosi

 

sul fuoco gluglutta il caffè

(gluglutta è parola di una mia poesia)

la tazzina sbeccata, sa di conserva, di marmellata

 

e tu

ettu

 

piccolo mio scrigno di rumori

a fiotti il cuore scoperchi

 

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categoria:poesia
lunedì, 21 aprile 2008

e resta

la gettatta del braccio

le dita

notturne

capelli

arrotolati

a sfoglie

sbigottiti

 

 

ah!rrestano

 

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