venerdì, 31 agosto 2007

Personale strettamente riservata m’ha detto

Potrebbe essere questa cintola ch’è sua

musica alta, pensata terribilmente

in chiave d’ammutolito capitolo ventoso

Io che sto vicino alla felicità, la sigaretta

dal letto durevole, la nuca sinistra che replica

( sono i peccati passaggi di lingua, proscenio necessario )

Mi vado, microbicamente piena, reale

Mi sto. Davvero guardando le zampe.

Ché il leone ha immobilità di grappoli sul cuscino.

 

*Andarsi è verbo che conFerma.

 

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categoria:poesia
mercoledì, 29 agosto 2007

Scrivo come tu sai. Portandomi a destra sinistra del foglio,

nella posizione intera della notte. Indisturbata. Un poco

a pungolare per fame. Solo quell’appena di dispensa sguarnita

che esiste. Sta. Anche in una casa così bella. Laterale al sole.

Con le lettere in fila. Per fatalità. Appunto da destra al bordo.

Finanche alle righe rimosse. Indestinate. In tutto buio scrivo.

Ti riporto al bianco rumore. Una gran botta di suono.

Rimedio qualche chiazza di capelli. Stanno qui. Dentro il

giornale quotidiano. Cosa a veder cosa. In tranquilla lontananza.

Certo credo di sapere. Non delle tue corse. Ma del tuo intorno,

delle affezioni. Zampette in punta. Io zoppico, compiuta.

Convinta che lucidar ringhiere sia la destra del tuo occhio

La zolla grassa per fermarsi. Anche così. I libri aprendo.

Le stoviglie in soffitta. Per farci spazio. Per. Appuntamenti.

Quasi per sempre. Che poi il pavimento si chiude da sé .

30.09.2006

 

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categoria:prosa
mercoledì, 29 agosto 2007

Gli disse. Guardi che. Potrei morire. Ho gallerie di specchi, un cuore che si schiaccia. Guardi. Per far di me strage vietata, senza storia, una reggia usurpata, slegata dalla ruota, basta una minuscola barbarie. A recitar delitti si raccolgono tribù di spettri sfitti. Gli disse. Non è poi scherzo curioso, il vizio d’ascoltarmi, la sua gentile mano appoggiata, radunata a questo mio schienale. Ascolti, mi fa male, il trucco morgano, l’iride che spiega l’anarchia. Mia. Mi guardi, signor Grandagonia. Mi faccia un paragone, un sunto cocciuto di chi è sopravvissuto. Mi spiace, ripassi la chimica vergogna, la china umiliazione. Confidi che sono lazzaretti, le pietre di confetti. Che osservo. Con servo.

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categoria:prosa
martedì, 28 agosto 2007

Ma sì che mangeremo anche quest’allegria senz’occhi

polpacci a metà, l’accordéon virtuoso, imparagonabile

immuni? bastanti come lombrichi a sopravvivere

Certo che chiuderemo le persiane, le mani rieducate

Volo saremo foneticamente impercettibili, per geografie

per conoscenze di tango, accapoVersi, universali

Le tue ambulazioni. Qui. Eppoi. Lacerazioni.

 

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categoria:poesia
domenica, 26 agosto 2007

Dorme nelle foglie di the

la sua grazia sincopata

Donna di pianoparlanti fiori

d’occhiate che stupore principia

Ama chi ha parole nuove, lei,

ch’è cuorcartone,

Furie di paradiso, di sol sCordata.

 

Si fanno d’un pudore d’ovatta, i sogni, d’un ridicolo suono d’orchestrina. Fatemi vedere, ma che non sia malamente, la sete che non scotta. e.  non dei pupazzi, con le mani sopra le spalle. Per motivi di sicurezza provo a sentire se m’arrivano le braccia, magari l’unghia allungata, fino a due tornanti di normale teatrino. Me che copro le scapole impressionate, te, tu, che porti quattrocento vestiti travestiti. Come carezze di sola voce.

Un bel filo indovinato. Per una morbida, degustante impiccagione. Riconoscibile l’iride d’un toccamento. Un dolore bianco. Quasi un muro. Una caduta di stiletto. Millenni di quel neo sul mento. Palandrano. Sgarbo.

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categoria:poesia, prosa
sabato, 25 agosto 2007

Come si chiude estate e uno ad uno

tornano al loro posto

( successioni,  spalline d’un abito mai usato )

Scappa dai sottovasi , nel piccolo volume, storpio direi,

di sillabe unìsuono blannn blinnn blaafff

Sotto terra sotto terra  scorrono gli arrembaggi,

quella ferita altoparlante. frutterellando. fra tanto.

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categoria:poesia
sabato, 25 agosto 2007

È che mi sei vela oggi

pezza di sole

postura d’onda

tenero nervo di campanelli

che il nome mio, nome

albero ammaestra

longitude de luciole

qui vent grignote,

. douce épice . rouge en fente.

 

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categoria:poesia
venerdì, 24 agosto 2007

Che canti con quei polpastrelli da giardiniere

parlato accomodato come un debito caro

cosa sturbi col rosso d’un bacio Cosa t’aspetti

-         lontano delibrante d’alcun suono eccessivo –

Ti decoro d’impigliata parola, ronzante mio tesOro

perché svista sto dagli aranci immacolati

dai giardini quasi d’Africa, d’ogni quasi notte, culminante.

 

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categoria:poesia
giovedì, 23 agosto 2007

 

Ora è più leggero il foglio
sgualciti gli appunti a lato

La vecchia sotto casa si prepara
le amiche stringono brividi

Passeggiare dal cortile al muro
diventare grata per gli uccelli

Stanno curve, prese dal tempo
la voce un pigolio d’ingenuità

In fondo anche oggi mare
principio d’un lento passo

Si pianta nell’occhio scuro
quell’azzurro disinganno

Arriva e parte infedele
ogni onda sui dossi

Si baciano a trastullo i sassolini
esatti, nel picco d’un soffio di sale.

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categoria:poesia
mercoledì, 22 agosto 2007

Ti dico madre che nell’infermità del ricordo, a volte, perdo il debito dei tuoi occhi. Mi fido della brusca prontezza dei miei. Stiro riscaldo le ciglia, faccio nottate d’espressioni, finché riappari. Quadro pensiero. Quasi del tutto viva. Gelosa nei capelli, la bocca che pinza smorfie.

Ma non mi arriva in pancia la tua voce. Le sillabe dei sillabari dolorosi. La tua punta eterna di rondine che non vola. Mi pronunciavi tintinnosa, m’accentavi d’ago fino. E mi voltavo indietro, ogni volta ripassavo la giaculatoria che ti perdonava. Non m’ero vestita che di nastri e sangue per pulirti la bocca, le gambe di fontana senza fiotti. Sapevo , riconoscevo tutte le ostie che t’ingoiavi dentro quel segno che mi comprava, ginocchia, spalle, caviglie. Così t’ancoravi a una postura illuminata. Così so perché nel mio paese di pelle e corda improvvisate, tu mi t’inchiodi nei vasi, a notte. Nel cranio dei limoni, nella plastica sopra i divani.

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categoria:prosa