Dicono che il suo punto vita
duri il finito gioco d’un bacio
Resta sostanza di pelle,
dipinto vasellame di sopravvivenza
Nell’unghia che a casa si porta il marinaio
/ abitudini di stiva /
/ ritmico disimpegno di libera uscita /
Dicono che il suo punto vita
duri il finito gioco d’un bacio
Resta sostanza di pelle,
dipinto vasellame di sopravvivenza
Nell’unghia che a casa si porta il marinaio
/ abitudini di stiva /
/ ritmico disimpegno di libera uscita /
Tutta una luce lavata attraversa estiva
i gerani, il fatto che l’aria è sale
il tavolo di plastica sull’inutile balcone
Ho una memoria di fianchi che timpano il fianco
d’un’immobilità trasAndata, imPegnativa
Resina diviene quel suono di bacche sulla bocca
vegetale letizia, calcolo d’acqua e rosa
Torna l’occhio torna pelliCola m’uncina
lì dove supPongo imPresa d’arlecchino
non
d’in torni qui
batti
d’un gonghegg ìo
che
costola s tenta a divenire
di poca creta
s’è s fatto
in canto d’ora mai
( impossibil dato )
e
in forme
s doro
Facc' ìo l’amore
con un pomo d’oro d’un moro
m’affaccio dal sic oH moro !
ché
d’alti tu di né me vedi
ché
me mor(i)a dal (s) cor dasti.
Puntolini mi lasci
marmaglia d’aghi
la casa spettinata
qui
minuziosa d’
. insofferenza.
parto
Non torno subito
29.09.2006
dinda donda resta allerta
frigge molto la coperta
non scordar che ti conviene
ritornare nelle piene
tanto sai che poi non vale
star 'sì fuor dal carnevale
chi lo vuole si diverte
senza stare nelle strette
quindi donda dinda mia
torna a bazzicar la via
C’è una solitudine d’unghia
Indeliziosa, poco eroica
È sciabola come di boomerang
Fumeria di morte ogni tua sillaba
A notte t’ho sbucciato frutta
Come un lento bacio saraceno
Per starti vicino, ch’eri amore
Vizio strano come di rivoluzione
Ecco è piena di fuggevoli spartiti questa casa sul mare
Qualsivoglia destino resta, s’accomoda sul divano.
Qui davanti al camino una piccola grata a protezione
Sono rimaste sull’unghia le tue cose. Il posto a destra nel letto
Io accanto alla finestra. A parte qualche fossetta di desiderio
(sulle mie rughe c’è un’ impertinenza contagiosa, allestibile)
Vedo solo ciocche che mordono le orecchie, sottrazioni di pori
Mi saluto indisturbata come prima d’un viaggio. Cielo a memoria.
Non c’è un pianista in casa che m’accompagni per le scale,
che fantasioso, lasci una nota sul portone. A ri.tro.va.re.
Potrei rischiare di chiedergli cioccolata. Di. Fargliela succhiare,
nel dopocuore. Quando. Largo lenzuolo di baci, mi fa. Pieghevole.
Manco allo schiamazzo della leggerezza
alla stretta dei picchi
rubini, farfallini
Ai baci spingo zoccoli nevosi
al camminare, ai miti inchini
le saporite rive degli abbracci
Così discanta
nomade brillosa di pupille
la notte disastrata di violini
così
l’avrei inventato il fluido subbuglio
rose di pescecani e ferrovia
Liù Lulù non dici non sai
parola che fugge odora di mai
Lo specchio ti sogna tu frani d’appena
zampette d’iguana ti fan d’altalena
Liù Lulù se smandorli al sole
la notte ti tocchi è succo che duole
Diventa la casa albergo di scorta
qualcuno riparte segnando la porta
Liù Lulù sai quel gioco di mani?
quell’ispido bacio dei dopodomani
Pasticcialo un poco aggiusta il finale
azzurro per occhi all’orca fa male