Allude sempre a battute non previste, Isma. Direi meglio. Conosce la frivolezza dei punti e virgola, sguardo misto di vocali che sputa come dentro un’eccitazione incontenibile. Senza copione.
Ha diverse allergie, una toccante intolleranza allo studio.
“ Ieri ho starnutito tutto il giorno, è tempo d’erba cattiva, mamma m’ha chiuso in camera. Se dormo tanto tanto, respiro meglio “
Quindi inventa seduta stante stonate frasi che gli partono dal collo,
il tempo gli si appiccica addosso. Come foglie lente a cadere.
Si ripete di nuovo la scena, decidendo tutti noi, di seguire quella
processione confusa d’aghi, sospiri, giaculatorie.
Il copione è per lui un mistero senza scaletta.
Isma cammina come fuori scena. I fianchi che arrotondano l’aria, le mani quasi congiunte, molli, dai polsi a ricadere.
Schiocca occhiate d’andalusa, la pelle senz’ombra di peluria, la bocca che sente bambina. La spalla gli s’avvicina allo zigomo quando percepisce le difficoltà. Vezzosa cipria di velo che agli altri porta scherno. Talvolta cammina sulle punte, gli esce di botto. E sposta la ciocca sugli occhi, con grazia. Una veletta sorpresa, voluttuosa