sabato, 31 marzo 2007

 

Sono

le parole che scrivo

i miei figli rimasti

stilla eccidio del cuore

Mia madre a contare

in vece di mio padre

La mia cornea di copia

la borsa della spesa

l’errore d’umorismo

Sono

le mie sillabe

ciò che re sta

di me che non re sto

Poiché dal ventre uscii

somme e somme fa

per letargia,

per baionette

tutte nude tutte

                         e( p ) p u r e

ancor più crude

dell’accento in Dolò

che mia nonna lasciò

 

 

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venerdì, 30 marzo 2007

Piccola,
Vado a capo, vedi?. Come le lettere d’una
volta. C’è nostalgia di forma, oggi. Del punto
pulito, della capocchia lucida del respiro, pausa
tra una confusione e l’altra.
Per vedersi le mani ( le mie, che le tue, sanno
far spazio curato ai pensieri corretti ).
Ti sento lontana e dirsi tra noi, così, donne della
lontananza, è peccato  mortale.
Ché sembrerebbe cimice da uomo l’orecchio
poco aperto, l’abusato cuore che fa spugna
unicamente di sé.
Quindi ti ascolto e so, ora ne ho l’impronte
matematiche, che fai involute razze di voci e la
mia non entra, per disattento umorismo, per.
( pausa a riprendere memoria).
Per, dicevo, abituale tuo guscio a proteggere.
Il mio, barchetta ora è. Gheriglio ho perso in
masticazioni, vaga, voga, s’avvicenda triste. Eh
sì! Nel dirmi, darmi fogli di risposta. Quel dolore
che un poco mi soffocò l’altr’ieri ( qui scrivo
come cuore dice,tagliando piano le vocali ) fu
solo un pungiglione d’ingegnosa tristezza. Rima
che fa con amarezza, poca destrezza, solitudine
avvezza.
Ti bacio un poco senza cuore. Tanto illeggibile
ché parodia l’occhio tuo, qui. L’ora per giorno.
Tua amica. A sempre.

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giovedì, 29 marzo 2007

 

Che fatica la frangetta impostora

Il comico cesto dei capelli

I tovaglioli puliti, il piatto della fame

Hanno le marmellate nomi per signorine

( porta ogni cassetto una spighetta preparata )

I giunchi affilati, se la tenda non preme,

sono felicità, stonano piano, d’avvento

e il caffé giro nella tazzina, per mistica memoria

perché nel cucchiaino me specchio.

Umorosa, d’umorevole pittar, come di rosa.

 

 

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giovedì, 29 marzo 2007

filastrocca

 

Bacetto bacino baciotto baciò
se tu mi sorridi che cosa ti do?
Una piuma sfilata a una fata rubata
L’anello del re che ho rubato per te
Pasticcio di duna per mangiarti la luna
La mia pelle scondita, goccia di margherita
Scendi presto dal sogno, del tuo occhio ho bisogno
Per capire davvero se sei mosca o levriero
Di profumo ti spalmo, io t’annuso, mi calmo
Pensa a me questa sera luna di giarrettiera
Fruga nella sottana, tu sai cosa ti brama
Tieni stretto il mio petto, cade miele dal tetto.

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categoria:poesia
mercoledì, 28 marzo 2007
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categoria:foto
mercoledì, 28 marzo 2007

Si trovano per caso. Le signore. Ci si mette a tacere in un bar.

I compleanni restano a dolere, fuori. Sedute, come ci fosse

uno sposo, un subbuglio in attesa. Tutto rende la proporzione

dei giochi. Rosa si sente altera. Composta nel lino dolcemente

sgualcito. La camicetta in morbidezza sui seni.

Le orecchie lontane, sembrerebbero. Le mani commentano il gusto.

Un calore di crema al cioccolato. È un viaggio di posizioni, necessarie,

guardare l’orologio. Destinarsi agli sguardi. Le donne entrano.

Gli uomini s’affrettano, livree in prestito. Bere un caffé o consumarlo,

senza girare lo zucchero, è un fuggir di bocca. Vanno col tempo

nelle spalle. Gli uomini distratti. Spiccioli assenti lasciano.

La cassiera dall’ombra stana un confetto sottile. La ricevuta resta

sul bancone. S'affidano cose incompiute, sbalordite, senza cercare

un viaggio. Il neon fredda gli occhi di Marta? Natalia?

Come si chiamano le donne col semplice trucco di pesca immatura,

gli orecchini che dondolano, curiosi?  Rosa non ha sopracciglia.

Marta si guarda attenta. Forse Natalia borbotta il ritornello, secco,

dal mattino. Ci si alza, a volte, con la punta d’una nota che insiste.

Rosa dimentica borsette. Sciupa memorie con gli zainetti imprudenti.

Dicono sappia guadagnar sipario. Dicono. In calore sempre d’antenati.

Marta può coprirsi il capo, si distrae ai banchetti. Lascia penosi ossicini
di pollo nei sottopiatti. A volte, a fuoco lento, s’abbrustolisce d’amore.

Natalia gioca con mani di chiodo, si spruzza di colombe, le piume le

conserva sul comodino. Ha giarrettiere eccentriche. Il palato dì aromi.

Quando il bar chiude. O solo, quando le tendine si concentrano

nella pioggia, i rumori restano. Nel semicerchio . All’indietro.

21/05/2005

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mercoledì, 28 marzo 2007

                                                          Come la secca pioggia, tardiva. Per fuochi.

                                                          A urlare. Spegner(se) 

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martedì, 27 marzo 2007

 

Ché s’intende a questa età

la mano penultima

il tempo della casa

della farina contata

I piatti d’angolo, lingua

che tutta notte pensa

al sottomano del cuore

al detTaglio d’ore

In tanto s’indovina, si porta

aria di malvarosa, in toccabile.

 

 

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lunedì, 26 marzo 2007

Così,

priva di cornucopia

mi salvo

Con

asfissia di posa indolente

La carne

che si fa parete, la saliva

che scivola

in tosse che m’azzoppa

Camminare

senza disgrazia d’amore

insudicia i ventricoli,

il verbo che spera

È.

Insonnia masticando

. Che .

panchina mi faccio 

Mano che ricomincia da sé.

*

Porta la somma d’ore

/ negoziano lentezza di tenaglia /

acquatiche squame

frastuono di primogenitura

*

Vorrei un giorno che accade

*

disuguale. iniziale. disubbidiente

 

 27/12/2006

 

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domenica, 25 marzo 2007

panorami artistici

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categoria:le foto di andipro