Si trovano per caso. Le signore. Ci si mette a tacere in un bar.
I compleanni restano a dolere, fuori. Sedute, come ci fosse
uno sposo, un subbuglio in attesa. Tutto rende la proporzione
dei giochi. Rosa si sente altera. Composta nel lino dolcemente
sgualcito. La camicetta in morbidezza sui seni.
Le orecchie lontane, sembrerebbero. Le mani commentano il gusto.
Un calore di crema al cioccolato. È un viaggio di posizioni, necessarie,
guardare l’orologio. Destinarsi agli sguardi. Le donne entrano.
Gli uomini s’affrettano, livree in prestito. Bere un caffé o consumarlo,
senza girare lo zucchero, è un fuggir di bocca. Vanno col tempo
nelle spalle. Gli uomini distratti. Spiccioli assenti lasciano.
La cassiera dall’ombra stana un confetto sottile. La ricevuta resta
sul bancone. S'affidano cose incompiute, sbalordite, senza cercare
un viaggio. Il neon fredda gli occhi di Marta? Natalia?
Come si chiamano le donne col semplice trucco di pesca immatura,
gli orecchini che dondolano, curiosi? Rosa non ha sopracciglia.
Marta si guarda attenta. Forse Natalia borbotta il ritornello, secco,
dal mattino. Ci si alza, a volte, con la punta d’una nota che insiste.
Rosa dimentica borsette. Sciupa memorie con gli zainetti imprudenti.
Dicono sappia guadagnar sipario. Dicono. In calore sempre d’antenati.
Marta può coprirsi il capo, si distrae ai banchetti. Lascia penosi ossicini
di pollo nei sottopiatti. A volte, a fuoco lento, s’abbrustolisce d’amore.
Natalia gioca con mani di chiodo, si spruzza di colombe, le piume le
conserva sul comodino. Ha giarrettiere eccentriche. Il palato dì aromi.
Quando il bar chiude. O solo, quando le tendine si concentrano
nella pioggia, i rumori restano. Nel semicerchio . All’indietro.
21/05/2005